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FUNK THAT JAZZ (© 2008 Langella Domenico LDCD-002)

- Note di copertina a cura di Simone Salvatore (Chitarrista e collaboratore del periodico per chitarristi Axe)

     Il concetto di "jazz" è difficile da definire: come qualsiasi altro termine vago può significare tutto e il contrario di tutto; tanti grandi musicisti hanno cambiato idea più volte nel corso della loro carriera e hanno ridefinito questo termine ogni volta in maniera diversa, trasfigurando - basti pensare a Davis - quello che fino a poco prima era dato per certo. Ascoltare il nuovo lavoro di Mimmo Langella costringe l’ascoltatore a sorridere per almeno due buoni motivi: il primo è che si tratta di musica capace di coinvolgere, il secondo, strettamente dipendente dal primo, è che il chitarrista riesce a far dimenticare tutte le diatribe terminologiche, lasciando posto, nelle orecchie di chi ascolta, solo per le sue note. Langella prosegue il cammino musicale cominciato anni addietro con The Other Side: le influenze jazz/blues assorbite nel corso degli anni s’incontrano per mescolarsi nuovamente su un territorio ritmico di matrice black (con piacevoli accenni alle moderne tendenze elettro-lounge), colorato da timbri "retro" talmente caldi che, chiudendo gli occhi, sembra di stare in sala durante le session di registrazione. Il leader dimostra grande maturità nel dirigere il combo, lasciando spazio ai partner e relegando l’ottima tecnica strumentale al servizio della propria musica: il feeling che emerge tra i musicisti è il risultato di un progetto artistico perseguito con l’impegno sincero e quotidiano di chi ama profondamente ciò che fa. Dal punto di vista compositivo la musica di Langella risulta ancora una volta personale, fresca, melodicamente accattivante: le frasi del chitarrista partenopeo si articolano sul ritmo con la naturalezza di chi conosce perfettamente la lingua che parla e non ha bisogno di confondere chi ascolta con parole prese in prestito da altri. Le tracce cantate da Marcello Coleman lasceranno a bocca aperta chi si ostina a sostenere che un brano orecchiabile non possa trasportare messaggi importanti o essere musicalmente interessante; coerentemente con il resto del progetto, i duetti con Scott Henderson non hanno il respiro del duello all’ultima nota tra virtuosi, ma quello ben più godibile del dialogo tra amici che si raccontano le ultime novità. Un disco insomma che, grazie alla - apparente - semplicità può essere ascoltato a più livelli: la cantabilità dei brani è tale da conquistare anche chi non si è mai avvicinato al genere, la raffinatezza delle soluzioni armoniche e delle improvvisazioni colpiscono dritto al cuore chi ama questa musica.

 

- Simone Gianlorenzi, CHITARRE n. 269, luglio 2008

     Mimmo Langella, apprezzato e rinomato chitarrista partenopeo, pubblica questo nuovo cd dal titolo Funk That Jazz che lascia immaginare il sentiero artistico intrapreso dal chitarrista in queste nuove otto tracce. Ospite d’eccezione nel cd è Scott Henderson che, con due assoli memorabili, impreziosisce un album già molto bello. Apre Follow Me col suo tiro funk, caratterizzato dalle congas e dalla voce di Giovanni Imparato oltre che ovviamente dalla trascinante chitarra di Langella che, sul finale, si lancia in un grande assolo. La successiva Scò mette chiaramente in evidenza una delle influenze di Langella in ambito jazz-funk, John Scofield. Nella successiva Up Two troviamo ad attenderci un groove ossessivo dove Langella e Henderson si lanciano in due assoli molto belli e trascinanti. Su The Gig_Una Razza ritroviamo la voce, stavolta di Marcello Coleman, che si produce in un rap napoletano sulla piccantissima ritmica funk di Langella. La successiva The Harmony Of The Soul è un’intensa ballad dove a farla da padrone sono le dita e il cuore di Henderson che regalano al cd un solo memorabile, intenso, da brivido. In The Air e Come On ritornano sulle strade del funk, leggermente più rock il primo, più jazzy il secondo. Conclude il cd Jean Paul, storta e sperimentale nei suoni e nel sound ma sempre funk nel tiro. Il cd è veramente bello, da ascoltare e riascoltare più volte per godere di uno dei chitarristi italiani più validi del settore. Le composizioni sono tutte molto belle, con ottimi temi semplici ma d’effetto che entrano subito in testa. Che dire poi del playing di Langella? Mimmo ha studiato di tutto, dal rock al blues, dal jazz al funk, dal modale al be-bop e poi si è dimenticato di tutto lasciando fluire ogni conoscenza in modo naturale dalle sue dita. Consigliato a tutti gli amanti della buona musica.       

 

- Emanuele Capasso, JAZZITALIA, 16/03/2008, http://www.jazzitalia.net/recensioni/funkthatjazz.asp

     C'è un punto di confine tra la musica colta e quella di facile ascolto, tra la musica per intenditori e quella che si rivolge ad un pubblico più ampio: questo disco si pone a cavallo di tale frontiera, attingendo di volta in volta da elementi dell'uno e dell'altro versante. Si tratta di Funk That Jazz, secondo lavoro solista del chitarrista partenopeo Mimmo Langella. Dal jazz al pop, dal funk alla musica tribale, diversi generi sono fusi insieme, amalgamati, in otto brani accomunati tutti dalla stessa matrice: il ritmo, il groove. Squadra vincente non si cambia e questo deve saperlo bene Langella, visto che impianta la sezione ritmica su Guido Russo al basso e Pasquale De Paola alla batteria, affiancati questa volta da Antonio Fresa alle tastiere e da tre special guest: Marcello Coleman alla voce, Giovanni Imparato, voce e congas e, udite udite, il chitarrista americano Scott Henderson! Il disco inizia con Follow Me e fin dalle prime note emerge il suono secco, dal gusto retrò, che caratterizza l'intero lavoro. Gli effetti di ambiente qui sono banditi ed il disco ci restituisce un suono chiaro, intelligibile e naturale. All'inizio la chitarra di Langella s'intreccia con lo scat ipnotico di Imparato per poi prodursi in un solo che mostra un linguaggio articolato ed un fraseggio fluido. E' la volta di Scò e le sue sfumature lounge; l'atmosfera è rilassante e viene voglia di sorseggiare un long drink mentre la chitarra disegna linee jazzy impregnate di blues. Il suono è grosso, tinto di una leggera saturazione e si fa più sporco all'aumentare della dinamica, mettendo in risalto tutte le nuances espressive proprie dello stile di Mimmo. In Up Two il ritmo si fa più serrato e carico di tensione anche grazie alle linee sghembe del tema suonato all'unisono dalle chitarre di Langella ed Henderson. Il chitarrista partenopeo sfoggia il suo fraseggio che concilia elementi idiomatici legati alla tradizione ad uno stile personale e poco convenzionale. Il solo si fa sempre più incalzante e frenetico mentre punteggiature out creano elementi d'interesse che espandono il contesto armonico. Il suo collega d'oltreoceano con suono sporco ed aggressivo dipinge atmosfere di volta in volta diverse ora colorando le note con la leva del vibrato a la Jeff Beck, ora variando il senso armonico con l'uso di scale ed arpeggi sempre differenti, oppure soffermandosi a scandire il groove funky insieme a Mimmo. In The Gig_Una Razza fa il suo ingresso Marcello Coleman: si tratta di uno dei pezzi più belli e riusciti dell'album. La sezione ritmica segna il ritmo funky shuffle mentre la chitarra filtrata dal wah suona il tema strumentale. Molto bello il testo per la ricchezza d'immagini poetiche ed il messaggio di uguaglianza. La voce registrata in duplicato riempie l'ambiente stereofonico insieme ad interventi corali cantati dallo stesso Coleman, autore anche dei testi. The Harmony Of Soul è un bel blues minore strumentale. La chitarra di Langella raggiunge il momento lirico più alto riducendo il fraseggio all'essenziale, a poche note cariche di feel e ricche di energia. E' uno stile privo di ogni sovrastruttura, un ritorno alle radici, dove ogni singola nota vibrata, glissata o legata si tinge di un colore intenso e di un messaggio melodico forte. Il fraseggio di Henderson è variegato, sempre energico e carico di tensione, a tratti malinconico, in alcuni momenti rabbioso, in altri commovente. Da segnalare l'ottimo lavoro di Pasquale De Paola alla batteria che nell'esecuzione di un accompagnamento raffinato e discreto ci regala interessanti punteggiature di colore. Un groove ipnotico accompagna le note di In The Air, un pezzo dal sound accattivante e moderno. Ancora una volta bello il testo di Coleman, misto d'inglese e napoletano. Il pezzo è ben concepito, in un crescendo che vede la chitarra e la voce duettare sul ritmo ipnotico costruito da basso e batteria. Come On è un funk dal suono vintage a cui la voce di Coleman conferisce un'aria moderna e pop. La voglia di muoversi ed assecondare con il proprio corpo il ritmo del brano è forte già dalle prime battute, mentre l'orecchio rimane imbrigliato dalle note della chitarra di Mimmo che, senza strafare, mostra tutto il suo bagaglio di artista navigato. L'album si chiude con le atmosfere inquietanti di Jean Paul. Molto belli i cambi di ritmo tra il tema iniziale, la parte degli assoli ed il tema finale; la band dà dimostrazione di saperla lunga in fatto di groove. Il solo di Langella si avvale di un interessante uso del wah che non si limita a colorare, ma gli permette di fraseggiare e creare linee su una singola nota lunga, modulandone l'intenzione. Funk That Jazz è un album costituito da brani diversi, ognuno con il proprio marchio, ma che costituiscono delle parentesi di un discorso omogeneo che li tiene tutti legati da un filo rosso; Mimmo Langella si presenta qui come un artista maturo e consumato, che non ci propone il solito album di chitarra, ma fa del suo strumento un mezzo per valorizzare le proprie composizioni. La partecipazione di Scott Henderson conferisce sicuramente un valore aggiunto al disco, ma non rappresenta altro che la ciliegina su di una torta di per sé già gustosa; il suono essenziale e raffinato di questo disco lo renderà di certo sempre attuale anche a distanza di tempo.

 

- Simone Salvatore, AXE n. 130, marzo 2008

     ... Ascoltando gli otto brani originali emerge chiaramente la personalità del musicista che, come nel primo disco, conduce la band in un territorio dominato dal groove: le molteplici influenze, assorbite da Langella negli anni della formazione, non vengono ostentate grossolanamente, ma distillate alla luce di una maturità che porta il chitarrista a una sintesi personale, vicina, per intenti e risultati, ai lavori del John Scofield più “funkettaro”. Su una tessitura ritmica fortemente black, la produzione, volutamente scarna, con basso e batteria in bella evidenza, Rhodes e organo a cucire le parti, porta il crunch di Langella a “cantare” con ottima dinamica. Gli ospiti, sempre funzionali ai brani, si integrano nel progetto con gusto e partecipazione: Scott Henderson lascia la sua firma su due brani (Up Two e The Harmony Of The Soul) che non mancheranno di far felici gli appassionati. Consigliamo il disco, autoprodotto e reperibile sul sito www.mimmolangella.it, a tutti gli amanti del funk, del jazz e, perché no?, della lounge più “suonata”. Come dice l’autore: “La mia musica è semplice e diretta… è musica per tutti: a me non piace la musica per musicisti!”

 

- Nino Marchesano, "Un po’ jazz, un po’ rock ecco il disco di Langella", LA REPUBBLICA - NAPOLI, 5/03/2008

     Un disco di un jazzista che sembra provenire dal pianeta rock. O, almeno, da quella zona di confine tracciata dalla “davisiana” svolta elettrica. Con una chitarra molto morbida che segue una sua onda libera in un contesto da black-music. È il disco di Mimmo Langella, Funk That Jazz, che alle 11.30 sarà presentato nella Saletta Rossa di Guida in via Port’Alba. E si comincia con la scioltezza di Follow Me e Scò, prima di proseguire con le irresistibili scorribande elettriche di Up Two, dove Langella incrocia la chitarra di Scott Henderson, musicista americano che prima di suonare con l’Elektric Band di Chick Corea ha passato al setaccio tutta la scuola del rock, da Jimmy Page a Jimi Hendrix. Più soft il successivo The Harmony Of The Soul, dove le due chitarre ricompongono sul tappeto sonoro creato dalle tastiere di Antonio Fresa e sull’impeccabile ritmica di Guido Russo al basso e Pasquale De Paola alla batteria. Spazio anche al rap di Marcello Coleman e alle congas di Giovanni Imparato.   

  

- "Henderson ospite dell’album di Langella", IL MATTINO, 6/03/2008

     Funk That Jazz, dice il titolo del secondo album di Mimmo Langella, presentato ieri pomeriggio presso la Saletta Rossa della libreria Guida. E il chitarrista napoletano, classe ’68, mantiene le promesse del titolo con un suono post-davisiano che parte dalla tradizione afroamericana improvvisativa per assorbire il ritmo black e arrivare sino alle tendenze elettro-lounge. A sei anni di distanza da The Other Side, Langella si propone anche come autore e si fa affiancare da Antonio Fresa alle tastiere vintage, Guido Russo al basso e Pasquale De Paola alla batteria, per chiedere, poi, quel pizzico di originalità in più alla chitarra di Scott Henderson, ma anche alla voce di Marcello Coleman e alle percussioni di Giovanni Imparato. Il cd autoprodotto, derivativo ma non privo di spunti meno scontati, è reperibile sul sito del jazzista: www.mimmolangella.it. E proprio il duello tra la chitarra dell’artista partenopeo e quello del collega della Florida, ospite d’onore, è tra le pagine più riuscite del disco.  

 

- Anna Stromillo, "Florida e Napoli, mix in un cd", ROMA, 8/03/2008

     Il cattivo andamento di ciò che ruota intorno alla musica ci ha quasi inconsapevolmente abituati a una “deviata” valutazione del suo contenitore piuttosto che al suo stesso contenuto, la musica. Se è vero, da un lato, che etichette discografiche fantasma la fanno sempre più da padrone e contemporaneamente è sparita qualsiasi forma di promozione e distribuzione in merito a un progetto “interessante”, è pur vero che la musica resta e, per fortuna per quella buona, è eterna e la misura della sua valenza è incommensurabile. È ciò che val la pena di riconoscere per il nuovo lavoro di Mimmo Langella. Presentato presso la Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba Funk That Jazz, questo il titolo dell’album autoprodotto, appunto, ha un sapore e una qualità ormai rare da trovare, è originale, ricercatamente sofisticato e maturo nella sua ricerca artistica e progettuale. È il secondo disco da solista per il Langella ma dopo “appena” sei anni dall’uscita del primo si avverte a pieno il tempo trascorso che ha reso merito alla sua dichiarata ambizione di fondere la black-music e il funky-jazz. Una versione eccellente, realizzata con il contributo del grande Scott Henderson alle chitarre, Marcello Coleman alla voce solista amplificata dalla presenza anche alle congas di Giovanni Imparato. “Sottomettere l’esigenza di generare un disco, così come per un figlio in una coppia, alla preoccupazione del suo futuro – ha sostenuto Langella in conferenza stampa – è un pensiero che alla fine diviene secondario laddove ciò che continua a sgorgare dalle vene pulsanti della propria creatività è dare alla vita un nuovo spirito, un’anima rinnovata, un’altra visione di quella stessa musica che di volta in volta si percepisce come nuova, perché si cambia, perché la musica muta e con essa chi la inventa. È un processo naturale fare musica ed io che sono nato e vissuto in un quartiere popolare di Napoli ho realizzato subito me stesso solo ed attraverso il sound già contaminato nella sua stessa potenza espressiva nascente”. Ma al di là di ciò che i linguaggi codificati continuano comunque ad imporre “fieramente” nella catalogazione della musica resta una sola ed unica verità: Funk That Jazz resta un prodotto interessante, e non solo perché ha idealmente unificato la Florida ad una Napoli ribelle e sempre meno silente, ma soprattutto perché con Guido Russo al basso, Pasquale De Paola alla batteria ed Antonio Fresa alle tastiere, Mimmo Langella ha nuovamente espresso grinta ed improvvisazione da vendere. Visto, tra l’altro che il suo disco è inoltre reperibile solo su guitar9.com.    

 

- Lor. Erc., "La fresca incisività di Langella per un cd ricco di ospiti illustri", NAPOLIPIù, 7/03/2008

     … Le tracce dell’album sono asciutte, un groove composto di forte matrice blues, canzoni musicate, dove spicca la ritmica sempre incisiva dei riff di basso di Guido Russo, come un cuore incalzante sulle delicate contorsioni della chitarra, armonie sottili, leggere come sussurri, si trasformano nei “solo” incedendo come rovesciandosi in un capitombolo. Fortunato e felice come capitombolo. Alla batteria Pasquale De Paola mantiene le forme lucide e sfumate di un batterista jazz dalla mano di bianco swing anteguerra che asseconda i pesanti toni del sound nero da locale malfamato, quasi da ghetto, chiuso ai meno avvezzi. I pezzi nell’insieme risultano freschissimi, una mano di allegrezza, che trapela in ogni momento dagli arrangiamenti al sound centrale di ogni traccia. A dare maggiore incisività, di profonda Louisiana e conturbante New York post birdland, la collaborazione di Marcello Coleman con la sua voce “eco” strumento e Scott Henderson con le sue interpretazioni di funk chitarristico in chiave anni Settanta, con quel riverbero rock alla Mike Stern o alla Eric Johnson. Un cd “illuminato” dalla buona stella della spontaneità!      

 

- "Funk That Jazz: la fusion di Langella nella tournèe campana", LEGGO, 14/03/2008

     Nuovo disco e concerti live per il chitarrista jazz napoletano Mimmo Langella. Il suo album appena uscito intitolato Funk That Jazz è un prodotto gradevolissimo in chiave jazz fusion, con la partecipazione di un altro maestro delle sei corde come Scott Henderson, oltre a Giovanni Imparato e Marcello Coleman…

 

- "Funk That Jazz, il ritorno di Langella con Scott Henderson", NAPOLIPIù, 5/03/2008

     … In questo nuovo album c’è da segnalare la presenza di un ospite speciale, il musicista americano Scott Henderson, che costituisce il fiore all’occhiello di questa seconda auto-produzione. Mimmo Langella, attivo da otre dieci anni nel circuito jazzistico con il suo progetto, prosegue il cammino musicale cominciato sei anni fa con The Other Side, il suo primo album, dove le influenze jazz/blues assorbite nel corso degli anni, s’incontrano per mescolarsi nuovamente su un territorio ritmico di matrice black, con piacevoli accenni alle moderne tendenze elettro-lounge. La ritmica che suona anche in questo disco, Guido Russo al basso e Pasquale De Paola alla batteria, costituisce una garanzia musicale perché consolidata nel tempo, che si arricchisce delle sapienti mani di Antonio Fresa alle tastiere. Giovanni Imparato e Marcello Coleman con le loro voci forniscono una veste più ampia della proposta musicale di Langella, continuando e ampliando il percorso iniziato col precedente cd.


THE OTHER SIDE (© 2002 Langella Domenico LDCD-001)

- Note di copertina a cura di Fabrizio Dadò (Direttore del periodico per chitarristi Axe)

     Relax e Verità. Sono le due parole che possono far da guide parallele nell'ascolto del primo disco solista di Mimmo Langella, chitarrista "acculturato" (si è diplomato con lode al mitico G.I.T. di Hollywood, negli anni in cui questa sezione del Musicians Institute era ancora un ambito riferimento stilistico-didattico a livello mondiale) e dotato della spontanea passionalità fornitagli evidentemente dal sangue che gli scorre nelle vene. Indaffarato e apprezzato session e side-man, Mimmo mette da parte lo spirito di servizio del musicista che presta la sua arte ad altri per mostrare in questa prima opera solista il suo "altro lato", anzi meglio dire i suoi "altri lati", quelli di compositore, arrangiatore e solista. Emerge in The Other Side tutta la passione di questo chitarrista partenopeo per la tradizione jazz, per il r&b e per la musica nera in genere. Seguiamo il succedersi dei brani, legati da un groove che non viene mai a mancare, e tutti caratterizzati da un'abile ricostruzione di timbri d'epoca modernamente reinterpretati; ascoltiamo la chitarra improvvisare con rilassata scioltezza sulla solida base ritmica fornita dai suoi compagni di viaggio, alla ricerca della soluzione spontanea suggerita dal momento e dal feel. La tecnica, in un mondo in cui la produzione corrente così spesso serve solo da vetrina per i lick e i chop del virtuoso di turno, è qui data per scontata, non bisogna dimostrare nulla a nessuno; basti semplicemente seguire l'accorto passare delle note sugli accordi per rendersi conto però di aver a che fare non con dei "palestrati", ma con musicisti veri, riuniti a suonare dal vivo in sala, tutta la band presente a omaggiare il leader di un affiatamento e una solidità di rara efficacia. Una garanzia per chi semplicemente voglia ascoltare il cuore della buona musica, il fluire sincero ed elegante delle emozioni, regalate a tutti e non destinate ai soli addetti ai lavori, che tuttavia qui troveranno pane per i loro denti. Ecco allora che le parole "relax e verità" forniscono la cifra per segnalare agli amanti della buona musica questo disco: rilassato è l'atteggiamento di chi sa cosa può e vuole fare, di chi non abbisogna di eccessive sovrastrutture per esprimere i propri sentimenti; veritiero è il risultato artistico ottenuto da Mimmo Langella con The Other Side, l'altro lato, intimista e sincero, di un musicista a tutto tondo.

 

- Andrea Scuto, CHITARRE n. 205, marzo 2003

     Questo è un buon esempio di come in Italia la tecnologia renda possibile che vengano agli occhi, pardon, alle orecchie, lavori autoprodotti di fattura superiore... Il disco propone un sound molto nero, funk, che ricorda le migliori produzioni dello Scofield più groove, ma con più melodia, più canto. Accompagnato da Sacha Ricci (organo, rhodes, synth roland SH-09), Guido Russo al basso e Pasquale De Paola alla batteria, Langella mette insieme nove track di raro groove e melodia, in cui la lezione dei grandi del genere viene digerita e rielaborata in modo elegante e privo di quel "senso dell'apparire" che tanto inflaziona i chitarristi. La forma funk/jazz permette a Mimmo di proporre dei soli cantabili e pieni di feel, dando l'impressione di essere nella sala con i musicisti e percependo l'interplay che la fa da padrone in tutto il disco. La sensazione di sicurezza e una tecnica non ostentata fanno immediatamente percepire il differente spessore artistico di questo musicista, che non ha bisogno di stupire con dei numeri, ma suona in modo onesto la sua musica, quella che lui stesso ha filtrato attraverso anni di esperienze e di strada fatta con la custodia della chitarra in spalla in giro per il mondo.

 

- Gianluca Russo, AXE n. 73, gennaio 2003

     ... L'attenzione a ritmo e timing emerge con tenacia magistralmente pronunciata (e a proposito di pronuncia, sembra che il chitarrista partenopeo abbia ben appreso le lezioni dei maestri oltreoceano). Il CD apre con All My Years, mettendo in evidenza la direzione artistica del nostro: suoni diretti e "poveri", incastri ritmici, una massiccia dose di blues bianco (alla Robben Ford, sempre presente nei richiami solistici di Mimmo), tanto groove che trasporta le linee tracciate da Langella, a volte essenziali a volte colte e raffinate, di forte derivazione jazzistica. Groovy è un grasso blues condito da elementi più moderni, tracciati dall'intro batteristica funkettara e dalle audaci armonizzazioni del protagonista, impegnato a dipingere il più classico dei canovacci con ottime uscite jazzistiche. The Other Side sorprende con l'intro filo-psichedelica e l'uso creativo degli effetti. I soli mettono in luce un ottimo improvvisatore... La tensione e la forza del solo di Mimmo sono la prova di quanto si sia "lasciato andare", dimenticando regole e dogmi: solo feeling! Step In The Circle offre sonorità spaziali, subito interrotte da un riff semidistorto e da un breve ma interessante intreccio vocale "rappato". L'esperienza americana di Mimmo si fa sentire in maniera sempre più massiccia. For You è il momento più ispirato e romantico del CD: Mimmo ha sintetizzato un linguaggio spiccatamente statunitense, ma è pur sempre un chitarrista dal forte lirismo mediterraneo! Un esordio a tempo di marcia porta a Blues For AL, seguito da Let's Go!, una breve jam, come un biglietto da visita di un chitarrista colto ed emozionale al contempo, capace di rendere interessante e complesso anche ciò che appare armonicamente povero! Capacità che viene fuori in Bunda, con un riff che fa dell'essenzialità un trampolino per le scorribande solistiche di Langella. Coda chiude il disco con un melodrammatico e riflessivo arpeggino d'effetto. Un disco da ascoltare e "mettere nel carrello" se apprezziamo gli artisti originali, votati al retroterra culturale jazz-blues americano e con una forte vena melodica nostrana. 

 

- Paolo Carboni, GUITAR CLUB n. 4 - Anno XX, aprile 2003 

     Gli amanti della musica autentica, quella cioè suonata e sudata on-stage e lontana dalle sofisticazioni della post-produzione, non possono assolutamente perdersi questo primo lavoro del chitarrista, compositore, arrangiatore e didatta Mimmo Langella. The Other Side, tutto registrato in presa diretta, rappresenta una creazione lontana da ogni manipolazione postuma e lo si sente non appena ci s’immerge nella dimensione sonora della prima traccia, All My Years, nella quale le sonorità rievocano timbriche d’epoca modernamente reinterpretate, scevre però da sofisticazioni artificiose. Un lavoro curato in ogni minimo particolare, sicuramente un tributo alla musica nera, al jazz, in una dimensione che non ignora assolutamente l’anima, il sentimento, come in For You, purezza liquida che scioglie ogni dubbio sulle intenzioni della band amalgamata perfettamente intorno al proprio leader, orientata nella creazione di musica distante chilometri da ipertecnicismi sterili. La chitarra di Langella scivola semplicemente nell’orditura compositiva incontrando talvolta i paesaggi più aggressivi dei sintetizzatori di Sacha Ricci e dell’incalzante groove del basso di Guido Russo e della batteria di Pasquale De Paola, altre volte confondendosi nelle luci più soffuse del rhodes di Tommy De Paola e del contrabbasso del compianto Carlo Dalmini. E’ proprio con quest’ultimo, nella traccia finale (Coda) che Mimmo mostra il suo animo più sensibile, lasciandosi duplicare inaspettatamente dal basso, mostrando perizia anche nell’arte dell’arrangiamento. Vera chicca poi è Step In The Circle, unico pezzo vocale, cantato da Marcello Coleman (che è anche co-autore), nel quale la chitarra duetta in maniera sapiente con la voce, alternandosi tra ruolo d’accompagnamento e di solista. Insomma, un vero e proprio viaggio attraverso la rilassatezza di chi sa cosa può e vuole fare (come si legge nelle note introduttive del booklet di Fabrizio Dadò), di chi cioè non ha bisogno di sovrastrutture eccessive, di acrobazie digitatorie di musicisti circensi per esprimere ciò che ha dentro di sé... di chi insomma vive e suona la musica sinceramente. 

 

- Emanuele De Lucia, "The Other Side, dal jazz al funky di Mimmo Langella", CRONACHE di NAPOLI, 22/01/2003

     … C’è grande tecnica nel suono ritmico e melodico della chitarra di Langella, c’è una spontaneità che prende piede dall’idea di scavalcare l’idea consumistica di un successo "usa e getta". Nel cd traspare una buona musica, un fluire sincero ed elegante di emozioni che esprimono "relax e verità", due parole che da sole racchiudono l’essenza dell’intero album e diventano guida per un ascolto rilassato di sincere emozioni.

 

- Renato Sartini, le PAGINE dell'OZIO, febbraio 2003

     In occasione dell’esordio discografico con "The Other Side", il trentaquattrenne chitarrista napoletano dopo dieci anni di scena pop mostra "il lato jazz" della sua arte, quello di musicista, compositore e arrangiatore approfondito al GIT di Hollywood – sezione del Musicians Institute di Los Angeles – con Scott Henderson e Frank Gambale… Il lavoro è molto influenzato dal chitarrismo di Scofield – oltre che da Henderson! - … Bellissima e accattivante è Step In The Circle, ma attenti alla sesta traccia: c’è un omaggio alla tradizione musicale napoletana. Opera prima ipnotica e piacevolmente ossessiva.  

 

- Thomas "Doc" Colasanti Lang, MusicOff - Music Online For Free, 13/02/2003, www.musicoff.com/MOff_sources/recensioni_dischi.MOff?action=recensione&value=160&artista=Mimmo%20Langella&categoria=13

     Eccezionale! Questo è il primo commento che possiamo fare ascoltando questo disco di Mimmo Langella. Tutte le nove tracce sono realizzate con cura estrema e con il gusto che solo certi professionisti riescono a dimostrare durante le registrazioni...
L'approccio è sicuramente di tipo molto "morbido": temi ricorrenti che presentano ogni brano in maniera indicativa, ritmica serrata con un groove veramente interessante ma mai esagerato o spasmodico, assoli di gran classe curati nel minimo dettaglio, ma sempre molto molto spontanei...
C'è da segnalare poi, in particolare, una dinamica veramente di qualità sia a livello di band sia a livello chitarristico; ogni nota suona quando dovrebbe e nel modo più appropriato... Mimmo non lascia spazio alle esaltazioni del musicista, ma tende a cercare un risultato sonoro d'insieme che sia il più funzionale possibile...

 

- Gianni Valentino, "L’altra faccia del jazz", CIM Magazine - Il giornale online di Campania Impresa Musica, 7/02/2003, www.campaniaimpresamusica.org/magazine/art.php?category=2&id=633

     ... Si tratta di una autoproduzione interamente composta dallo stesso musicista, tranne l’episodio Step In The Circle: infatti se nel ’99 Langella collaborò con Marcello Coleman al suo disco “Rena Nera”, oggi il cantante ricambia la cortesia e intona questo avvolgente esperimento soulrap.
Altri ospiti del cd sono Tommy De Paola (Rhodes) e Carlo Dalmini (double bass), i quali si sono uniti alla band che solitamente lo accompagna, vale a dire l’ex 99Posse Sacha Ricci (rhodes, organ, e roland SH-09 synthesizer), Guido Russo (bass) e Pasquale De Paola (drums).
Rivitalizzando melodie e ritmiche del decennio ’70 The Other Side è un album che si pone come obiettivo “il relax e la verità del funky-jazz estratto dalla musica nera”, citando testualmente l’autore, attraversando le nove tracce complessive, da Groovy a Blues For A.L., e Bunda e la conclusiva Coda.


 

Special Thanks to Antonio Prisco for his collaboration

Copyright © 2002-2010 Mimmo Langella. All rights reserved - Updated: 02 maggio 2010